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L’antico borgo, situato a mezza costa rivolto verso il lago e la vallata gravedonese, fin dal 1355 figurava Comune con i suoi Consoli.
Caratteristiche sono le sue case rustiche con qualche portale in pietra, inferriate e graffiti, qua e là affreschi sacri che denotano la prosperità di cui godeva il paese molti anni fa.
Da visitare
Chiesa di Sant’Eusebio e Vittore
Sorge poco distante dal paese, di fronte all’imponente mole del Legnone. È riconoscibile dal suo caratteristico sagrato a portici con affreschi del XVI secolo che con eleganza domina un vastissimo panorama.
Divenne parrocchiale nel 1461 e raggiunse la sua forma attuale solo agli inizi del XVII secolo. Ci propone le più famose opere lariane del primo Seicento, veri e propri capolavori di G. Mauro della Rovere, detto il Fiammenghino che qui, come vuole la tradizione, gli venne offerto per alcuni anni, diritto d’asilo per sottrarsi alla cattura in seguito ad un omicidio compiuto nella città di Milano.
Di particolare interesse è l’autoritratto lasciato dal pittore nella Cappella del Battistero. Indossa un abito bianco con cappello piumato e spada, al suo fianco vi è raffigurata una donna in vesti di moncecca, una contadina, la sua amata da cui ebbe due figli.
Sopra la porta maggiore troviamo un organo rifulgente d’oro e soave nel suono impreziosito dagli affreschi e dagli oli dipinti sulle ante, attribuito agli Antegnati, pregevolissimi maestri nell’arte della costruzione d’organi.
La chiesa, d’interesse artistico notevole, conserva e custodisce altre pitture del 600 e del 700, pregevoli arredi sacri, una reliquia di Santa Rosalia donata dagli abitanti della parrocchia emigrati in Sicilia ed uno sfarzoso altare maggiore in legno dorato e intagliato, con statuette (1635).
Nelle sue vicinanze sono visibili affreschi sulle pareti di un porticato e nell’ossario settecentesco
Il costume di moncecca
Risale al periodo compreso fra la fine del Cinquecento e l’inizio dell’Ottocento quando, per far fronte alla miseria che li stava colpendo, gli abitanti di queste valli si trasferirono al sud e, più precisamente, in Sicilia.
Durante una pestilenza le donne fecero voto di indossare il saio delle palermitane devote a Santa Rosalia. Da questo voto derivò il costume femminile locale che si compone anche di cappello, collane di corallo, orecchini in oro con l’iniziale della Santa o con il gallo di Palermo che fu poi trasformato in aquila ai tempi della dominazione austriaca.
Qualche numero
Superficie: 10,820 kmq.
Altitudine: m. 650
Popolazione: 200
Densità abitativa: 18,484
Cap: 22010
Manifestazioni: festa patronale Sant’Eusepio, 1 Agosto