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Buco della Noga (Büs de la Noga)

grotta-dell'orsoLa grotta, chiamata localmente Büs de la Noga, si trova nell'alta Valsolda, a monte della frazione di Dasio, in un ambiente dolomitico molto aspro e selvaggio. Può essere raggiunta partendo da due frazioni del Comune di Valsolda:

  • da Dasio (m 590) percorrendo il primo tratto del "Sentiero delle Quattro Valli" (segnavia 3 barrato) che scende a guadare il Torrente Soldo e risale il versante opposto fino a Rancò;
  • da Drano (m 450), risalendo la ripida strada agro-silvo-pastorale verso la Foresta Regionale "Valsolda".

I due tracciati si incontrano all'altezza degli edifici di Rancò (m 760).

Da qui si prosegue la salita entrando nella Foresta Regionale; superata l'Alpe Serte (m 860, area di sosta), dopo 200 metri al bivio si abbandona il sentiero delle Quattro Valli prendendo a sinistra (seguire il "Sentiero Faunistico"), si supera di nuovo il torrente e si procede in traverso verso l'Alpe Mapél (m 1145).

Dall'Alpe si risale a destra un vallone verso le Cime di Noga e il Monte Pradè;

il nicchione d'ingresso si individua pochi metri a destra (ovest) del sentiero, alla base di una parete, a quota m 1.310.

Tempo di percorrenza: totale: 4 ore. Salita: due ore e mezza di salita, sia che si parta da Dasio che da Drano. Calcolare un'ora e mezza per la discesa.

Caratteristiche.

Il Büs de la Noga, detto anche Grotta dell'Orso, rappresenta la maggiore cavità della Valsolda.

Misura circa 50 metri di lunghezza, la larghezza varia fra i 5 e i 7 metri, per un'altezza massima di 7 metri.

Il fondo, coperto di terriccio, appare smosso dagli scavi effettuati nel 1883 da Pompeo Castelfranco.

Nella sua relazione apparsa sugli Atti della Società italiana di Scienze Naturali (vol. XXVII) dice "...Cercando l'uomo, m'ero imbattuto in un altro troglodita: l'orso delle caverne".

Infatti, alla ricerca di tracce dell'uomo preistorico, trovò invece una grande quantità di ossa dell'Ursus spelaeus, l'orso delle caverne: tali reperti sono ora esposti al Museo Cantonale di Storia Naturale di Lugano (CH). Gli scavi furono condotti in soli tre giorni, con i criteri scientifici di allora, oggi discutibili per l'eccessiva sommarietà.