L'itinerario percorre valli paesaggisticamente molto suggestive, rimaste a lungo isolate, a causa delle difficili comunicazioni stradali. Infatti, solo nel 1953, è stato completato il percorso che da Carlazzo arriva a Cavargna.
È facile raggiungere Cavargna (1071 m) che, con le sue frazioni di Mandraco (1139 m) e Vegna (1119 m), è il comune più alto della provincia di Como.
Di origine pre-romana, Cavargna presenta un aspetto relativamente moderno, con poche testimonianze del suo passato.
Anche la chiesa parrocchiale di S. Lorenzo è stata ricostruita nel 1967 e del precedente edificio secentesco conserva solo il campanile. Caratteristico è il cosiddetto "bosco sacro" o "Dolai", a monte dell'abitato, che ha conservato nel tempo la sua funzione di barriera anti-valanghe.
Nel Museo della Valle (sorge nei pressi della chiesa parrocchiale) è possibile visitare nelle sue dieci sale gli ambienti tipici della cultura contadina della valle.
Di particolare interesse sono le ricostruzioni dedicate ai "magnani" (calderai), agli "spalloni" (contrabbandieri) e alle tecniche di estrazione del minerale ferroso.
Da Cavargna, per un tortuoso percorso stradale che porta fino a Buggiolo, in Val Rezzo, si raggiunge il Passo della Cava (1148 m) e poi il piccolo nucleo di Dasio Val Rezzo dove, nei pressi dell'ex caserma della Guardia di Finanza (1118 m), si lascia la macchina.
Qui ha inizio il tracciato per S. Lucio e l'Alpe di Tabano.
Il colpo d'occhio sulla Val Rezzo è ampio e rilassante.
Il facile percorso si snoda fra cespugli di ginestre che in primavera si colorano di un giallo fosforescente.
Una ragnatela di sentieri permette di evitare i tornanti della strada che, zigzagando, si inerpica tagliando il fianco della montagna.
In poco più di un' ora si arriva alla "chiesetta del Cepp" dove c'è un'area attrezzata per la sosta.
E' questo un punto di sosta obbligatorio per chi percorre il "Sentiero delle 4 Valli", provenendo da Cavargna, prima di scendere verso Seghebbia e per le mandrie di mucche (per loro c'è un grande abbeveratoio), quando transitano in occasione della transumanza verso gli alpeggi.
Ripreso il cammino si attraversa un maestoso faggeto e si sbuca nei pressi di un roccolo (1380 m) per poi imboccare sulla sinistra il sentiero che, snodandosi in salita a monte della strada, in mezzo a cespugli di mirtilli e di rododendri, vi porta fin sotto l'oratorio di San Lucio (1542 m).
Questo edificio, esistente già nel sec. XIV, è stato più volte ampliato e rimaneggiato, ma ha conservato intatto nel tempo il suo fascino, rievocato all'interno dai bellissimi affreschi tardogotici recentemente restaurati.
La tradizione popolare identifica in San Lucio un mandriano locale, vissuto alla fine del sec. XIII, che fu ucciso dal padrone, in quanto eccessivamente caritatevole nei confronti dei poveri (l'iconografia popolare lo raffigura intento a distribuire loro del formaggio).
San Lucio, venerato come patrono dei mandriani e dei casari, viene ricordato il 12 luglio di ogni anno, dagli abitanti di Cavargna che si recano in processione fino all'oratorio e il 16 agosto, giorno di S. Rocco, con una festa popolare, che riunisce gli abitanti delle valli limitrofe italiane e svizzere.
Nei pressi il rifugio S. Lucio (aperto tutto l'anno), ricavato dall'ex caserma della Guardia di Finanza ed offre quanto di meglio serve agli escursionisti in cerca di ristoro. Proseguire verso il Monte Garzirola è facile: basta seguire lo sterrato che porta in direzione dell'Alpe Tabano, passare accanto alla grande bolla chiamata "il laghetto di San Lucio", dove la leggenda dice che il santo sia stato ucciso, proseguire sulla sinistra lungo la linea di confine, ancora visibile per i brandelli di reticolato abbandonato e per alcuni cippi dedicati ai militari delle Fiamme Gialle morti nel tentativo di contrastare il fenomeno del contrabbando.
Non alberi, ma un manto di erba e di fiori, che copre il dolce crinale vi accompagnerà fin sotto la cima della Garzirola.
Fino al piano (1976 m), dove sorge l'omonimo rifugio (anche questo ricavato da un ex caserma e aperto solo nei mesi estivi), che invita ad una sosta prima di salire fino alla grande croce posta sulla cima rocciosa (2116 m), ormai vicinissima.
Da qui, nelle giornate più limpide, si possono osservare a 360° laghi e monti in un susseguirsi di visioni mozzafiato.
Come arrivare: Strada Statale 340bis (Regina) Menaggio-Porlezza fino al bivio del "Ponte del Pino", poi per strada provinciale della Val Cavargna, indi per strada comunale fino all'ex caserma della Guardia di Finanza di Dasio Val Rezzo. Servizio bus, Menaggio-Cavargna (linea C12).
A Dasio Val Rezzo si può arrivare anche da Porlezza, via Corrido-Buggiolo (linea C 27, solo periodo scolastico).
L'itinerario: Strada agro-silvo-pastorale, sentieri, sterrati. Itinerario soggetto a periodico innevamento.
Dislivello: da 1148 m del Passo della Cava ai 2116 m della Garzirola.
Tempo di percorrenza: 3 ore, solo andata.
Difficoltà: facile, per tutti, discreto impegno fisico.
Da vedere:
- Cavargna: "Museo della Valle", Oratorio montano di S. Lucio.