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Percorso Pineta - Buggiolo

Il percorso prende avvio dalla località Pineta Ponte di Basso, in Comune di Corrido e si eleva fino a raggiungere l'abitato di Buggiolo (Comune di Val Rezzo) e risulta scandito da numerosi residui di una religiosità popolare e di un'economia di stampo agricolo che pian piano stanno scomparendo, lasciando spazio ad una sempre più anonima modernità.

Pineta Buggiolo 01Tale percorso è localmente noto anche come "Sentiero del Partigiano" in quanto, nel 1945, in località La Forca, le truppe fasciste hanno giustiziato il partigiano Umberto Guaino, ventunenne accusato di ordire trame contro il Duce e i suoi seguaci.

A ricordo di tale tragico episodio, tramandato oralmente dagli anziani del posto, nel punto in cui è avvenuta la fucilazione, è stata posta una croce di ferro, la quale si trova a pochi metri di distanza da una piccola cappella votiva (la Cappella di Via Forca) in cui alcune donne del paese hanno trasportato il corpo esanime del giovane Guaino.

Nei pressi del punto di partenza del tracciato, sono visibili un abbeveratoio e una Furnas di rogn, ossia una fornace in pietra, destinata all'incenerimento dei nidi della cosiddetta Processionaria dei pini (Thaumatopoea pityocampa), insetto urticante che prolifera sul Pino Nero e il Pino Silvestre.

Proseguendo nel percorso ai bordi della pineta "Bassa", ci si imbatte poi in altre due fontane e nella Cappella del Coppa, tempietto privato che riprende il nome del suo costruttore e che ospita un affresco di fattura popolare raffigurante la deposizione di Gesù nelle braccia di Maria.

Superati i pascoli e le cascine ancora presenti ai Monti di Ponte, si raggiunge la Cappella di Via Forca e di qui, percorrendo un tratto di strada agro-silvo-pastorale, si arriva ad un'incantevole faggeta, nella quale sono ancora visibili gli spiazzi ove i carbonai creavano i Puiatt (cumuli di legna simili alle capanne africane, che servivano per disidratare e poi carbonizzare il legname tagliato nei boschi circostanti).

Poco oltre quest'area boscata, si offrono alla vista un tempietto votivo dedicato al S. Crocifisso e una calchera, ovvero una fornace per la produzione della calce, probabilmente rimasta attiva fino al periodo compreso tra le due Grandi Guerre.

L'ultimo tratto di strada, che si snoda dapprima tra i prati sottostanti all'Alpe Rancioli e poi al limitare della Pineta Prediletta di Buggiolo e dei Prati di Firovano, è scandito dalla presenza di un'ultima, gradevole fontana e di due Cappelle: la prima dedicata a S. Carlo Borromeo (la quale contiene anche una piccola sorgente d'acqua) e la seconda ospitante un altorilievo che raffigura la Vergine col Bambino.

Pineta Buggiolo 02Grazie alla sua felice collocazione, questo itinerario presenta, nel suo procedere, numerosi punti panoramici dai quali è possibile ammirare, seppur a tratti, la Val Menaggio e i tre bacini lacustri che la ritmano. Il primo belvedere si affaccia sul Lago di Piano e sull'area compresa nella Riserva Naturale; dai due successivi "balconi" si possono osservare Porlezza e il Lago di Lugano, mentre, proseguendo nell'ascesa, la vista può spaziare su Grandola ed Uniti e il Lario e, da ultimo, sulla Valsolda: Campo Marzio, Alpe Riccola, Dasio...

Ad integrazione del Sentiero sovradescritto, sono state individuate anche due varianti che danno vita a due itinerari ad anello percorribili in un lasso di tempo più contenuto rispetto al tracciato principale.

La prima variante compie un giro intorno alla Pineta di Corrido e va a congiungersi col vero e proprio Sentiero del Partigiano ai margini della Pineta stessa.

La seconda variante, invece, segue fedelmente la Strada Provinciale della Val Rezzo (S.P. 11) e vede i suoi punti di forza nel suo essere facilmente percorribile anche in bicicletta e nel presentare, lungo il percorso, una graziosa cappella votiva (probabilmente di origine settecentesca) raffigurante la Madonna tra i santi Lucio e Rocco, un abbeveratoio e un ulteriore punto panoramico affacciato sul Ceresio.

Il Sentiero del Partigiano è un tracciato interessante a livello sia naturalistico che paesaggistico, ma soprattutto dotato di una valenza storico - culturale non trascurabile, basti pensare alla presenza delle fornaci, delle fontane/abbeveratoi, delle pinete (note anche come boschi Impero in quanto volute proprio dal Regime, negli anni in cui esso si avviava a costruire un impero italiano mediante la conquista di colonie africane) e delle numerose cappelle ivi presenti, espressione della devozione di una persona, di una famiglia o di un'intera comunità, ma anche importante tassello di una memoria storica e di un'identità locale, che emergono con forza dall'esame dei personaggi al quale esse sono state dedicate, infatti, tralasciando le raffigurazioni del Cristo e della Vergine, è possibile affermare che i tempietti sono stati intitolati a santi che in qualche modo hanno segnato la vita di queste vallate: primo fra tutti S. Carlo Borromeo, vescovo medeghino che, mosso da un forte zelo, decise di visitare anche i luoghi più disagiati della sua Diocesi, compiendo ben due visite pastorali in queste aree (dove portò soccorsi materiali da distribuire alla popolazione locale, colpita dalla crisi economica e dal dilagare di epidemie); in secondo luogo vi è S. Lucio, il Santo protettore degli agricoltori, dei casari e di tutti i valligiani, il quale, secondo una leggenda locale è stato ucciso a tradimento tra Val Colla e Val Cavargna, in corrispondenza del Passo a lui dedicato; infine c'è S. Rocco, ossia colui che protegge gli uomini dalla peste e le viti dalla filossera.